L’ultima epistola

In questo vuoto cosmico

in questo assordante tacere

in questo umile fervore dell’anima

forse più lieta è la solitudine

L’andarsene è un fuggire

fuggire è riassaporare la fecondità del mondo

Più caldo e più vivo è un corpo gentile

che la diurna malinconia

o la spenta trepidazione della notte

Me ne andrò ingannando la luce 

incarnandomi nell’ebrezza della nostalgia

fu sensuale ardore


(Gianni Di Milia)