Laboratorio kreativo anarchico

Poesiage

Poeti in frantumi

Poesiage

Virgo erat

Un tempo il volto inesplorato
non ebbe riga
incontaminato difronte al battito
irregolare della vita
il suo ritratto umido di meraviglia
evaporato come scroscio di calura
cerco una fenditura di luce lieta
un raggio brillante
che iride mi parli
di remoto sguardo
preghiera di letizia
nel divenire del suo mondo

(Gianni Di Milia)

310724

Vivo un reciproco presente
progenie di stelle
frammento d’atomo
che vagava radioattivo d’affetto
Ammirai luce non conclusa
brillante ed eterna
Alfabeto senza pregiudizio
Soffio e vento dell’io
Coscienza d’onda
di un’unica realtà.
La nostra immortalità.

(Gianni Di Milia)

Nutrimento

Dono riflesso
accolto e supino
masticato lentamente
come bolo deglutito
l’ho assorbito dentro me
consistente e permeato
negli anfratti del mio corpo
Senza scarto alcuno
ha lasciato il nutriente
arricchendo i miei tessuti
del pensiero onesto
sfamandomi ora e per l’eterno
come cibo per la mente

(Gianni Di Milia)

Deam

Mi accingo a dormire
Prego la mia anima per conservare
Se muoio prima di svegliami
Prego la mia anima per prendere
Prendimi a casa stanotte
Ora nella pace perfetta rimango
Nella salvezza consacrata
Prego la mia anima per conservare
La tua grazia divina che ancora mi sorregge
Se muoio prima di svegliarmi
Proteggimi da ogni male
Prendimi a casa stanotte
Ora nella pace perfetta rimango

(Gianni Di Milia)

Tatmavasi

Il tempo è giunto
fai spazio nella tua tana interiore
attingi energia
elimina il superfluo
fuori e dentro di te

(Gianni Di Milia)

Predistante

Stretto sul fianco
respiro uno spazio
 
distanza vicina
attenua una brina
 
del dolce tepore
che tarda a venire
 
e lucciole in volo
in ellissi contrarie
 
come menta vaga
di un inconscio sopito
 

(Gianni Di Milia)

Muscolo mio

Quel poco di me
s’amalgama in te

Nessuna parola
palesa la sposa

Del dì solare
che scaldò il focolare

Del muscolo mio
che non ebbe addio

Un giorno in più
morirei di virtù

Orfano d’un Dio
che pregò sul pendio
 

(Gianni Di Milia)

Senza titolo

Lucido sguardo
Distinto orizzonte
Passato ciottoloso
Arso e polveroso
Con colorata passione
Dipingo il cuore
Asciugando l’antico dolore
 

(Gianni Di Milia)

Il rifugio

Dipingi il mondo
con occhi sedotti
concime d’intelligenza
volontà e coraggio
Evadi dalla tua crudele guardina
Nutri la mente innamorata
di follia e sapienza
Redenzione dell’umanità
 

(Gianni Di Milia)

Senza titolo

I rivoli delle miei iridi
oggi si sono evoluti
sgorgano
come fonte di gioia benedetta
meritando
dopo tracimazioni
la superficie
e la purezza di un mondo cristallino
 

(Gianni Di Milia)

umg

Talamo del mio tempo
Dono di note

Parole germoglianti
in epoca arsa

Pioggia benedetta
minerale del cuore

In un’inquietudine d’arte
hai colmato il solco
tra la solitudine
e il mio giardino


ad Umberto

(Gianni Di Milia)

Planetaria

Ieri Luna
lattea e livida
fragile
ma attraente di marea
crescente
nel novilunio dell’esistenza
splende oggi
di propria luce


(Gianni Di Milia)

Rossoblio

Póleis violentata

Tramonto infinito

Lacrime fuse
nel forno dell’indifferenza

Polvere arsa di stelle
ammanta un cielo umile

Ripulisco il feto
con un soffio di vita

sognata


(Gianni Di Milia)

extra

L’amor nostro è alieno

stelle luminescenti

abbagliano buchi neri

nel cosmo

non più oscuro

quando la contiguità diviene armonia

eterna come il bianco

che arrivò in volo

ed ogni timore svanì

dissolvendo le tenebre

di precedenti universi


(Gianni Di Milia)

settembre 28

Guardavo dietro me

La mia antica ombra scura

Oggi volgo lo sguardo di fronte ai miei occhi

E la luce accarezza le mie vecchie spalle

Penetra nel mio cuore

Ed illumina il mio orizzonte


(Gianni Di Milia)

Tacito

L’ascolto
L’attesa

Il verbo non sussurrato
Tace dentro me

Non avendo parole
Racchiudo
Permeo
Affresco la tua figura

Orfano inespresso

Mi concedo alla memoria
come scintilla vitale
che torna all’origine
della sua circolarità


(Gianni Di Milia)

Bi-ossido

Curvo e spesso attesi

Cardine senza chiave

Pioviggine ossidava

il subisso del cuore

Letizia la luce degli occhi

che asciugarono i rivoli 

Sgretolando il verderame

e aprendo un varco d’eternità


(Gianni Di Milia)

senza titolo

Errori passati

attraverso gli occhi venuti al mondo

con sguardi smarriti

ma vestiti di coraggio

per lanciarsi sul ciglio di un burrone

e non aver timore


(Gianni Di Milia)

rivo

La mia vita scorre nel suo alveo antico

privo d’argini artefatti

s’insinua negli anfratti del mio letto

gorgheggia e ritorna

deperisce e rallenta

acquietandosi nell’abbraccio del suo pelago


(Gianni Di Milia)

Neronotte

Nero era l’inchiostro

China era la penna

che stanca sul bianco lenzuolo
di carta del mio letto

si assopì

stendendosi dolcemente

sul principio dell’amore

per le parole


(Gianni Di Milia)

rem

Disteso ad oriente
il piccolo uomo
inala vita
espande ricordi
fruga tormenti rarefatti
sereno accoglie blandizie
superficie intatta
vergine privo d’ansia
placa la fame
accoglie la pace


(Gianni Di Milia)

senza titolo

Scrivimi in lontananza

Attraversami come lama lucente

Un respiro dopo

ricuci il taglio

e lenisci la doglia

del tempo che fu


(Gianni Di Milia)

Granito

Freddo brivido di una brama che toglie il sonno

Accompagnami verso il sentiero della luce

Non voltarti più

ma accarezza con i tuoi occhi di cristallo

il mio profilo migliore

Nel bagliore di un ricordo di granito

Scaccerò i tuoi orrori


(Gianni Di Milia)

il suono dei miei occhi

Stilla dei miei occhi

Nel mio arcano nasce la melodia del sentimento puro

Tocchi le corde del mio strumento d’amore

Le fai vibrare

Accordandole al mio cuore


(Gianni Di Milia)

Universario

Desiderio imprevedibile

Paragonato a nulla del fin qui vissuto

Enigmaticamente innaffiato di fertile intensità

Germogliando libero dalla sua natura

Entrò nel mio esistere

Florido e spontaneo una stagione fa


(Gianni Di Milia)

Ciò che non fu

Generare un desiderio

plasmato in un sogno

e sopito nel cuore

Renderebbe compiuto

il dipinto della nostra vita


(Gianni Di Milia)

La misura del nostro tempo

Un anno di me

sulle tue labbra

Un anno di te

sul mio petto

Siamo una clessidra capovolta


(Gianni Di Milia)

Xilofago

Perdona la mia brama

del tuo ieri

Assolvi il mio antico peccato

rinchiuso in una stiva

nel ventre di una nave

alla deriva


(Gianni Di Milia)

Solo

Giorni senza te

orfano del mio cammino

Mutilato d’arteria

vagando ramingo

incrocio il colore vivo del fiore

m’inebria d’ardore

anestetizzando il mio dolore


(Gianni Di Milia)

Irreversibile

Galleggia nella mente

l’utopia di un incontro

freccia del tempo

a quale Eden sarebbe giunto

quale incendio avrebbe appiccato

fiamma di legna mai arsa

pregnante desiderio

di una giovinezza mai colta 

immaginata nel viso

cristallizzata nel petto


(Gianni Di Milia)

Custode

Avvolgerò il tuo cammino
Nei tuoi migliori sogni
Nei tuoi più bui dolori
Nei silenzi di una notte
Nei colori di un mattino
Nei sorrisi incantati del tuo viso

(Gianni Di Milia)

Soffio

Con un soffio
l’innata malinconia svanì 

curata da una stella
nel brumale di un qualunque dì

illuminando il viaggio
della mia intimità


(Gianni Di Milia)

Albino

Forza e malinconia m’assalgono

Abbracci d’addii

Nell’onirica notte di questa vita

Attraverso il mio corpo dipinto

Scorgo tristezze universali di questo mondo

E m’accorgo della meraviglia puerile

Che in me giace

Adesso che sei qui accanto

al mio cuore albino


(Gianni Di Milia)

Nei tuoi occhi

Compendio di beltà che il mondo cinge

Gli occhi tuoi pronunciano

Nel breve istante di uno sguardo

Deposto sul mio viso

Quanto fulgore accolga il tuo sorriso


(Gianni Di Milia)

Brama

Labia prominente d’ardore

Tremula carne d’impeto

Riverbera il dormiente patema

Che rinasce dal buio

Come vas esplode al calore

Senza freno alcuno


(Gianni Di Milia)

Inestinguibile

Creatura di sentore eterno

Carezzevole anelito di vita donata

Rendimi uomo compiuto

Donami quiete riflessa

Sradicami le tenebre sopite

Fortificami la fiducia

Reggi la mia tesa mano

Io conferirò a te la mia ragion pura

In un tempo e luogo senza fine


(Gianni Di Milia)

Forza e grazia

Dita che frugano un tattile calore

Palmi che rifugiano un conforto atteso

Falangi che accolgono un destino luminoso

Mano nella mano camminerò

ammirando l’orizzonte di un mistero finalmente svelato

e ti accompagnerò preservandoti
dalle avversità della vita


(Gianni Di Milia)

Universo

Rigeneratrice dell’esistere

Riverbero di costellazioni celate nel fosco di un oscuro pertugio

M’incanto ammirando in te il prodigio di un universo senza fine


(Gianni Di Milia)

Il varco

Malinconica inquietudine

M’assale al calar di un sogno abortito

Mi commuovo vagando ramingo nel labirinto delle memorie dolorose

E la speranza di un varco nel buio pesto

Si materializza nella sua lieve voce


(Gianni Di Milia)

Atlantico

Flutto del mare invernale

Risacca delle mie memorie

Dolce moto senza fine

Mi consegno alle tue serpeggianti linee

Ammirando le tue sinuose forme

che si perdono all’orizzonte di questo soave maroso

E vado a fondo


(Gianni Di Milia)

Ritorno

Prodigio di bellezza e poesia mai scritta

Cogli fra le mie stanche membra

L’ardimento mio vessato in un tempo senza fine

Quando fui miope e impercettibile

Dona a me il ritorno alla reale essenza


(Gianni Di Milia)

M'arrendo

Notte d’incanto rapita nel ventre di un pianoro

Odore carnale

Impeto di materia

Stelle luminescenti mi guidano verso il fato 

e sul mio letto di pena

m’arrendo ad un pensiero


(Gianni Di Milia)

Scrigno

Hai vissuto dentro me

secoli fa

Rinchiusa in uno scrigno venoso di lacrime

e un capriccio dell’universo

volle rendere lucente il dono della cura


(Gianni Di Milia)

Luna

Luna dipinta e abbagliante

ammira e venera il ghiaccio del mio ventre

che si scioglie al divenir del giorno

dal dono di un ardore giunto fino a me

d’improvviso


(Gianni Di Milia)

Albore

Nei tuoi occhi

mi tuffo nudo e senz’armi

al tuo cospetto paura non avverto

e rifiorisco alla luce


(Gianni Di Milia)

La distanza dell'essere

La mia essenza è racchiusa lontano 
oltre i monti e le vallate
oltre il mare grigio e burrascoso

nel verde dei prati
negli occhi che brillano
nel cuore che pulsa
nel suono che vola
nella mente che pensa

Pensa a quando fuggì dalle spade 
dai giullari e dalle streghe
dai cortigiani e dalle dame
dalla luce
dal calore
dalla stessa vita

Vita che non chiese troppo
ma che tutto ottenne

Ottenne il miracolo quotidiano
lo sguardo incantato dei vili
la voce flebile degli illusi
il continuo turbinio delle anime
dei corpi e dei sensi
il perdono del peccatore

Peccatore che non lottò 
arrendendosi al ricordo

Sperare di riprenderti è pura illusione
è cancellare l’anima recondita
è resuscitare dalle proprie ceneri ancora calde

adesso, non resta che l’oblio


alla perduta isola

(Gianni Di Milia)

Rinascita

Quando tutto sembra crollarti addosso

Giunge come un alito di vento la tua angelica figura

Ti scuote e ti resuscita
da un torpore cementificato con il tempo

Non le domandai di salvarmi
ma mi accolse ugualmente fra le sue energiche braccia

Venne la notte e non mi addormentai

Venne il giorno ma non mi svegliai

Fu lei a crearmi di nuovo

a rendermi uomo

mettendo a nudo la sua fragilità


(Gianni Di Milia)

Espiando la condanna

Quel dì soffocai un lamento

osservavo con aria attonita
sembrava che ogni gemito scomparisse con un unico gesto

Il dolore aggrediva entrambi i corpi
ma il mio cuore mediocre ed insensibile
riuscì ad accogliere solo il vuoto

L’assurdo misfatto m’illuminò in quello stesso istante in cui vidi la mia unica ancora di salvezza

Per tutto quel tempo fui miope
indifeso e miserevole

e con inesorabile afflizione
nel buio pesto

chiesi il perdono a me stesso


(Gianni Di Milia)

Lo specchio dell'anima

Raccoglievo sudore dagli occhi

Ero lì di fronte alla mia nuda ed indifesa anima

la riflettevo quotidianamente

risposta non ebbi

Neppure l’altalena di sorrisi
placò la sete di vita pura

Il mio masochistico tormento e godimento sei tu

tu, eterno e soave ricordo


(Gianni Di Milia)

Il bivio

Chi sono

Dove vado

Volerei via prendendo per mano il mio passato
struggendomi al ricordo di parole senza senso
prima volate 
e sfortunatamente ricadute come macigni

Io sono il passato e il presente

il Futuro attende


(Gianni Di Milia)

Marzo

Mi risvegliasti da un lungo pensiero

La mia atavica stanchezza trasformasti in fuga di giovinezza

Mi prendesti per mano nella nebbia

Dissolvesti il dolore e l’indifferenza

Nel tuo respiro si fece chiaro il senso della vita 

Mi abbandonai in esso senza voltarmi indietro

Non domandarmi pena o gioia

Donerò a te solo questo perdurante brivido di marzo


(Gianni Di Milia)

Il cammino

Ho rievocato il tuo sorriso incantato
quel consiglio sussurrato
al confessionale del cuore

Come fiori le tue mani solcate
accarezzavano il mio viso acerbo

Sono cresciuto con te
sorretto da ferme e miti parole
da simboli e figureda sguardi gioviali

Passo dopo passo divenni uomo

e nel mio tardivo sapere
cercando la via interiore

la tua memoria in me splenderà


a Pasquale Antonio

(Gianni Di Milia)

Immortalità

Aspetto tutto il giorno la mia lunga attesa
la cerco
la ritrovo riperdendola
credendo ogni volta che sia l’ultima

Riappare nuovamente
come il fotogramma della mia esistenza
mai piatta e mai doma
pensando di averla conquistata per sempre

ma è vana certezza


(Gianni Di Milia)

Il lungo addio

Lei mi abbracciò

mi cullò

mi ripulì dalla polvere che ricopriva il mio cuore sonnacchioso

mi scaldò l’animo rugoso

senza chiedere niente in cambio

Ma un bel giorno

soggiogata dalla malignità della gente

mi condannò alla solitudine più dolente


(Gianni Di Milia)

I due volti

Felice è colui il quale non rimugina pensieri
che non si volta indietro alle cose oramai compiute
che non riaccende una sensibilità che è comunque fonte di dolore

Ogni qual volta io guardo alle mie spalle mi arrendo a me stesso
ma sempre rinasco e rinascerò di nuova linfa vitale


(Gianni Di Milia)

Triste futuro

Ritornerò a cantarti sogni gloriosi

mi riappoggerò sui tuoi guanciali ardenti e fumosi

Riaccarezzerò nell’alcova il viso tuo candido e languente

brucerò il mio desiderio fra la pelle di serpente

Apparirai di una bellezza diversa e intrigante

ma non ricadrò nell’errore

come allora accadde al mio occhio lacrimante


(Gianni Di Milia)

Eden

Scorre via velocemente 

l’ebrezza vertiginosa della febbre infernale

Ritorna l’angelo

baciandomi, accarezzandomi

e dissolvendo l’intimo orrore della sera

tu Dea che mi ammalii con gaio e perverso sorriso

corri in alto eccitandomi

solo per pochi

ma interminabili attimi


(Gianni Di Milia)

Arcana coscienza

L’alterno respiro della mente è divenuto insopportabile
quasi irreversibile

L’ordine è il mio ossigeno
la mia unica fonte di speranza

Lottare e divincolarmi dai cadaveri
non mi è mai sufficiente

Fuggire, volare via

Mi alieno quotidianamente
cercando l’uscita dal labirinto celebrale


(Gianni Di Milia)

Mattino

Ho bussato alla porta della speranza
smorzata prima e poi morta per sempre

Ho bussato all’angoscia ch’è dentro me
melmosa e funerea

pensando di ritrovare il linguaggio del sorriso perduto

Attendo il mattino radioso
come un campo ammantato di brina


(Gianni Di Milia)

Primavera d'incertezza

Piove sulle infedeltà del mondo
piove sullo smisurato desiderio di portare a termine il destino

Il cielo è greve…

La luce e il calore del fratello sole resta impotente
al cospetto di tanta arroganza e dispotismo

È solo rassegnazione dipinta di speme

Ma giunge il momento in cui
prima o poi
il fervore fraterno torna ad infiammare le anime peccatrici

Piove, ma non per sempre


(Gianni Di Milia)

L'anacoreta

Attorno a me il vuoto
alma eternamente inquieta
mai mutata

Riecheggiano i lamenti provocati dagli abbagli
e i colpi inferti al mio amato eremo di mestizia

Ho sedotto la ragione
ho ingannato i sensi
ottenendo solo un romito supplizio d’inquietudine

L’avvenire è già presente
ma il presente è ormai trascorso


(Gianni Di Milia)

Profilo

Corpo palpitante di rifiorite speranze
spente puntualmente dai tarli della mente

Rieccomi vita mia
che il cuore febbre non dia

Nel bosco più buio mi ritrovai
ma in un miracoloso e innocente sorriso mi specchiai


(Gianni Di Milia)

L'ultima epistola

In questo vuoto cosmico
in questo assordante tacere
in questo umile fervore dell’anima

forse più lieta è la solitudine

L’andarsene è un fuggire
fuggire è riassaporare la fecondità del mondo

Più caldo e più vivo è un corpo gentile
che la diurna malinconia
o la spenta trepidazione della notte

Me ne andrò ingannando la luce 
incarnandomi nell’ebrezza della nostalgia

fu sensuale ardore


(Gianni Di Milia)

collaboro con fotografi, videomaker, illustratori, giornalisti, copywriter, social media manager e seo specialist

Sono un freelance aperto a collaborazioni